Accessibilità: diritto del cittadino portatore di handicap o conquista ancora sofferta??

Accessibilità: diritto del cittadino portatore di handicap o conquista ancora sofferta??

Accessibilità locali pubblici

Annalisa, nostra ascoltatrice di Udine, ha voluto raccontarci la sua storia:

Da diverso tempo, essendo portatrice di Spina Bifida dalla nascita e conducendo una vita normale (se esiste il concetto di “normalità”), mi sono sempre scontrata con i limiti oggettivi che tutti i giorni, durante il cammino, si incontrano nella vita di qualunque individuo e, diciamocelo, in un livello un pochino maggiore in quella di un carrozzato.
In tutti questi anni, però, non mi sono mai trovata di fronte ad una situazione di inaccessibilità a dir poco surreale, come quella ultimamente riscontrata.

Accessibilità locali pubbliciUna serata tra amiche può davvero diventare difficoltosa , tutto ad un tratto, per il mancato funzionamento di un’ascensore a cui viene tolta l’alimentazione ad un certo orario, per evitare gli sprechi?
Sembra impossibile, ma è cosi. Situato in un area adibita al commercio e alla ristorazione questo viene non alimentato per “evitare sprechi”, nonostante il resto della struttura abbia, per tutta la notte, un’illuminazione delle vetrine e dei locali interni che, in quel caso, non viene considerata eccessivamente costosa.
Di nuovo, ci troviamo di fronte all’impossibilità di rendere autonoma e libera una persona a causa di un problema economico, o logistico, se così puo’ essere definito, cosa che già è riscontrabile sempre nelle problematiche relative agli scivoli, mancanza di autobus accessibili (almeno, nella mia zona), centri storici con pavimentazione fatiscente ( pericolosa non solamente per una persona disabile, ma anche per anziani, bambini, etc..), edifici che, se composti da una massimo di due piani, non necessitano d’ascensore (ovviamente, il disabile o chi non è in grado di salire le scale deve imparare a volare, se per sbaglio si trova a doversi recare in posti del genere, anche solo per trovare un amico), bagni accessibili che accessibili non sono, e chi più ne ha più ne metta.

In questa corte commerciale (esempio spero isolato, anche se i dubbi mi sorgono), il problema della mancanza di utilizzo dell’elevatore si trova ad essere un problema anche per gli altri gestori di locali e servizi commerciali di zona.
Dal problema banale del dover, a fine chiusura del locale, fare 3 rampe di scale per portare la spazzatura o materiale a fine serata, quando l’uso dell’ascensore sarebbe molto più comodo e veloce, a quello più rilevante della perdita di clientela per chi ha un orario di chiusura dopo le 23. Esistono, infatti, locali con chiusura alle 2 che si ritrovano, per una decisione amministrativa del genere, a dover subire una perdita che puo’ essere considerevole (e non stiamo parlando di clienti con disabilità, come prima spiegato).
Il tutto nel caso di una persona con difficoltà puo’ essere risolto con l’aiuto di queste anime di passaggio che, per quanto mi riguarda è stato cosi, si prestano ad fare quello che non è compito loro, ma di un’ascensore che si trova li in bella mostra.

Nel caso, però, di persone disabili con carrozzina elettrica mi è stato persino raccontato che si è dovuti ricorre all’intervento di vigili o simili, vista la difficoltà oggettiva nel trasporto manuale.
Ultimo elemento, di non poco conto, è sicuramente quello che più mi ha lasciata sconcertata. In quel comprensorio, vive un disabile al quale è stata data abitazione con la comunicazione della presenza di questo “coprifuoco”, non è possibile nemmeno pensare a cosa potrebbe succedere se, sfortunatamente, quest’ultimo si permettesse lo “sfizio” di sentirsi male dopo le undici di sera!
Questo episodio è stato, senza dubbio, il più grave esempio di privazione della libertà ( precedentemente, per fortuna, di fatti del genere non ne ho mai vissuti).

Tutto questo, però, mi porta a fare una riflessione di più ampio respiro.
Se una persona considerata “ disabile” volesse vivere una propria libertà, avere una vita sociale attiva, viaggiare e godere a pieni polmoni di tutte le bellissime occasioni che, anche se con un po’ di sforzo in più può tranquillamente vivere, quanto ancora dovrebbe essere sempre costretta ad aprire lei stessa le porte a ragionamenti ovvio? Può mai sperare in quel piccolo salto mentale in più che porterebbe ad avere le stesse opportunità?
Il problema principale, e parlo da ragazza con disabilità che quasi sempre si scorda di averla e se ne frega dei limiti, è proprio il non pensare alla necessità di questo abbattimento delle barriere fisiche, ma mi sento di dire anche mentali, che non sarebbe utile solo ad un categoria considerata più bisognosa, ma a molte altre.

Prevenire il problema è sicuramente sempre stato meglio che curarlo, fiduciosa credo ancora che la società possa rendersi conto di quale giovamento avrebbe.
La speranza c’è, speriamo nei fatti.

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