Maternità surrogata: posso essere critico senza essere omofobo?

Maternità surrogata: posso essere critico senza essere omofobo?

Incinta

In questi giorni sto facendo i conti con il fatto che per chi non è omofobo e bigotto non è ammesso avere principi etici e morali. O meglio, considerando il fatto che quando disprezziamo chi considera inferiori le donne, chi considera inferiori quelli che hanno una pigmentazione diversa, chi considera inferiori quelli che hanno una religione diversa e così via, siamo pienamente nella sfera dei principi etici e morali, ho capito che per chi non è omofobo e bigotto non è ammissibile avere principi etici e morali che non rispecchiano il senso comune.
Siccome io, occupandomi di comunicazione sociale, non ho un buon rapporto con il senso comune l’altro giorno ho scritto un post sul mio profilo Facebook in cui, senza filtri, esprimevo tutta la mia contrarietà nei confronti dell’uso del corpo di una donna per i propri scopi come avviene nella gestazione per altri. Ho anche premesso però che, essendo il mio un giudizio etico e morale non potrei mai accettare che questo diventi una legge per impedire ad altri quello che io non farei mai.
Ho svegliato il can che dorme e questo secondo me è un bene, ma il problema è che il mio pensiero è immediatamente finito nell’etichettatura “omofobo, retrogrado, bigotto, arrogante, disinformatore”.

Siccome la cosa ha alimentato i miei dubbi ma anche la certezza delle mie domande, visto che nessuno ha saputo dargli un’effettiva risposta, ho deciso di ricomporli per bene in questo articolo a cui spero qualcuno prima o poi mi sappia rispondere.

Le 3 questioni che mi trovo di fronte quando penso alla maternità surrogata:

1) Dopo tante battaglie fatte da diverse donne oggi abbiamo finalmente il risultato che anche medici trogloditi riconoscano che separare il nascituro dalla partoriente è traumatico per tutti e due. E’ una posizione che dobbiamo difendere con il coltello tra i denti perchè per la maggior parte dei medici l’unica cosa che conta è la medicalizzazione preventiva che permetta la sopravvivenza di tutti e due fino all’uscita dall’ospedale, quello che succede dopo, anche se causato prima poco interessa.
Con il metodo della maternità surrogata chi impedisce a quel medico di ricominciare a pensare “ma allora lo vedi che la separazione non è traumatica! allora ricominciamo a fare come facevamo prima.”

2) Si è dovuto creare un movimento mondiale per riconoscere l’importanza e i benefici dell’allattamento al seno visti i soldi che le case produttrici di latte artificiale hanno speso dagli anni 70 in poi per convincere le donne che il loro latte non era buono e che, addirittura, danneggiava psicologicamente il bambino. Ora siamo finalmente ad un livello che, salvo condizioni molto particolari di impedimento la percentuale di donne che allattano è tornata a salire superando anche la bufala del “non hai il latte”.
Nella surrogata come funziona l’allattamento al seno? Vengono garantiti al nascituro almeno un numero di mesi di allattamento? Nessuno si pone la questione e tutti torniamo al punto di partenza: ma sarà veramente importante l’allattamento al seno?

3) Non riesco a giudicare positivamente l’uso del corpo di una donna (anche se consenziente e non pagata per questo) da parte di terzi per dar vita a loro figlio in cui viene garantita esclusivamente l’assistenza di uno staff medico (considero medico anche l’eventuale supporto di uno psicologo). Se questa donna non ha partner o familiari sensibili non ha garantito un vero sostegno costante al suo fianco per tutti e 9 i mesi.
Una delle conquiste più importanti del femminismo, a mio parere, è che oggi sempre più uomini si assumono la responsabilità di accompagnare attivamente la compagna dall’inizio della gravidanza fino in sala parto vincendo anche l’enorme battaglia con le strutture ospedaliere per farli entrare e assistere la compagna durante il travaglio. Con la surrogata torniamo al “ti metto(iamo) incinta e pago profumatamente qualcuno che si occuperà di te”. Quindi ritorniamo ancora una volta al nostro medico troglodita che dice “lo vedi che non è necessaria la presenza del compagno, è solo un vizio di qualche fricchettone new age”. E si ritorna indietro.

Giudizi etici e morali:

Vi prego, smettiamola di dire che chi presta il proprio utero per far nascere il figlio di altri fa un grande gesto di amore! Perchè non ci rendiamo conto che questa frase contiene in se il giudizio implicito che allora una donna che decide di abortire un figlio suo sia l’opposto. Vi prego fermiamoci al concetto che ogni donna è padrona del suo corpo.
E proprio sulla base di questo concetto, però, io non posso non chiedermi cosa succederebbe se una donna che ha deciso di prestare il proprio corpo per la gestazione di un bambino di altri ci dovesse ripensare e decidesse di abortire. Il contratto cosa prevede? Quali supporti psicologici le vengono garantiti in quel caso? La coppia destinataria del figlio come si comporterà nei suoi confronti? Lo accetterà dicendole “grazie per averci provato e ci dispiace per il trauma che quanto successo possa averti causato”? O si arrabbieranno con lei dicendole “ci potevi pensare prima!”. Solo questa frase so già che avrà gelato il sangue di molti, perchè è esattamente il trattamento che ancora oggi troppe donne subiscono quando si trovano ad avere a che fare con la decisione di interrompere una gravidanza.

Se vogliamo ragionare seriamente della possibilità per le coppie omosessuali di avere figli (diritto a mio parere fondamentale) dobbiamo partire tutti insieme (e non solo le donne) dal rispetto dei diritti delle donne e dei bambini. Partire dai diritti conquistati, quelli non ancora conquistati e quelli troppo spesso violati, altrimenti non faremo mai neppure mezzo passo avanti.

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