Il “diversamente abile”.. etichetta da eliminare

Il “diversamente abile”.. etichetta da eliminare

Diversamente Abile

“DISABILE ,PERSONA CON HANDICAP, PERSONA CON RIDOTTE CAPACITA’ MOTORIE, INVALIDO, MENOMATO, MINORATO, DIVERSAMENTE ABILE….”

Quanti termini!!! La nostra società ha difficoltà a rapportarsi con la condizione “particolare“, (ma ci tengo a precisare “completamente umana“) del disabile. Possiamo così notare l’imbarazzo che si crea quando le persone devono definire la disabilità e come se non bastasse ultimamente è stata legittimata la parola “diversamente abile“, tanto da essere inserita anche nelle circolari ministeriali. Ci ritroviamo questa parola nel parlato quotidiano, nei media e, cosa ancora peggiore, nella scuola. L’errore nell’utilizzo di questo termine si può capire subito analizzando il significato della parola “abile”. Abile, in italiano è un aggettivo che qualifica specifiche azioni e competenze delle persone, si è sempre abili in qualcosa. Il termine “diversamente abile” quindi diventa un’espressione imprecisa e molto vaga, viene spontaneo chiedersi allora: cos’è la diversa abilità? in cosa consiste?

In varie scuole è stato condotto un sondaggio per verificare il largo uso di questa espressione da parte degli alunni (e degli insegnanti). Per la maggior parte dei ragazzi ,”diversamente abile“, significa “chi non può fare qualcosa”, “chi ha limitazioni”. Molti ragazzi hanno addirittura riferito che utilizzano questa espressione semplicemente perché la sentono usare ovunque, a scuola e nel quotidiano, e la ripetono senza saperne il significato preciso. Questo concetto, sotto forma di espressione linguistica che apparentemente sembra valorizzare il soggetto disabile, altro non è che un modo per affrontare una realtà scomoda e ridurre l’individuo (persona con disabilità) al deficit, mascherando il tutto con un atteggiamento buonista.

Vi è un termine molto più appropriato :” persona con disabilità”, termine questo anche giuridicamente corretto. Questa espressione sottolinea l’idea di persona e che tale persona abbia una disabilità.  Riflettiamoci…..l’espressione linguistica “persona con disabilità” non qualifica l’intera persona (disabile infatti è un aggettivo, non un sostantivo), un disabile è prima di tutto una persona, non dimentichiamolo!!! Alla luce di questa riflessione, non pensate anche voi che questa espressione sia più adatta?!

A questo proposito è intervenuto anche l’ ONU con la “Convenzione sui Diritti delle persone con disabilità”, in cui è riportata la concezione bio-psico-sociale della disabilità, riconoscendo la disabilità come “parte della diversità umana e dell’umanità stessa” (articolo 3/d). La disabilità, così, non è più sinonimo di menomazione, non è visto come deficit corporeo, sensoriale, intellettivo o psichico, è invece, una condizione sociale: ” è il risultato dell’interazione tra persone, barriere comportamentali e ambientali,  che impediscono la loro effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri” (preambolo). Vengono così riconosciuti i diritti di uguaglianza, diritti umani e delle libertà in campo politico, economico, sociale, culturale e civile.

Finalmente si mettono in discussione le modalità di percepire la disabilità, allontanandosi dall’idea che si aveva in passato che riteneva il disabile un soggetto inferiore. Questo è un passo importante, ma c’è molto ancora da fare, non accontentiamoci!!!

Lascia un Commento

Si deve essere il log in per inviare un commento.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.